Negli ultimi anni i veicoli elettrici sono entrati stabilmente nel dibattito del settore: c’è chi li vive come una minaccia diretta al lavoro di distributori e officine, e chi li considera una naturale evoluzione del mercato. La realtà, guardata dal punto di vista di una rete che mette insieme produttori, distributori e autoriparatori, è meno estrema: l’elettrico è una trasformazione strutturale che può diventare un problema per chi resta fermo, ma anche un’opportunità concreta per chi si prepara per tempo.

Uno sguardo ai numeri: cambiamento sì, ma non dall’oggi al domani

Le principali analisi di settore mostrano due dinamiche che convivono:

  • la quota di veicoli elettrici e ibridi nel parco circolante è in crescita costante, ma in molti Paesi, Italia compresa, rappresenta ancora una minoranza del totale;
  • allo stesso tempo, l’età media del parco continua ad aumentare: le auto restano su strada più a lungo e richiedono interventi di manutenzione e riparazione per molti anni.

Questo significa che:

  • per tutto il decennio continuerà a esserci un volume importante di lavoro sui veicoli termici, con esigenze crescenti di manutenzione;
  • in parallelo, la componente elettrico/ibrido inizierà a pesare sempre di più sulle scelte di investimento in competenze, attrezzature e ricambi.

Cosa cambia davvero per distributori e officine?

L’arrivo dei veicoli elettrici non cambia solo la motorizzazione, ma il modo di gestire l’intero post-vendita.
Per i distributori significa rivedere la composizione dello stock introducendo componenti specifici per BEV e PHEV, scegliere fornitori in grado di garantire qualità, tracciabilità e aggiornamento tecnico continuo e aiutare le officine a leggere i trend con una prospettiva di medio periodo, non emotiva.
Per le officine l’impatto è soprattutto operativo: servono competenze su sicurezza ad alta tensione e diagnosi dedicate, alcune attività di manutenzione tradizionale si riducono mentre cresce il peso di software, aggiornamenti, gestione dei pacchi batteria e sistemi elettronici complessi. In questo contesto, l’accesso ai dati del veicolo e la capacità di lavorare su piattaforme sempre più “software defined” diventano elementi centrali.

L’elettrico è un rischio per la rete del ricambio indipendente?

Il rischio principale non è l’elettrico in sé, ma la distanza tra chi si attrezza e chi resta ancorato a logiche solo tradizionali.
Per la rete indipendente questo può tradursi in più interventi su veicoli elettrici e ibridi che restano nella rete costruttore, in una maggiore dipendenza da strumenti proprietari e accessi limitati ai dati di diagnosi e in una minore capacità di attrarre tecnici giovani, che percepiscono come più evolute le realtà che investono in formazione e nuove tecnologie. Dunque, la minaccia non è il veicolo elettrico, ma il divario tra chi affronta la trasformazione con una strategia e chi ci arriva impreparato.

Dalla sfida individuale a un percorso condiviso: scopri Expert Point

In sintesi, l’elettrico non è un tema che ogni officina o distributore può affrontare da solo, ma un percorso di rete che richiede investimenti pianificati, integrazione di dati e strumenti, specializzazioni progressive e ben visibili. Per il Consorzio PDA questo significa fare dell’elettrico uno dei driver di evoluzione del programma Expert Point e delle modalità di collaborazione lungo la filiera: non una minaccia da subire, ma un banco di prova per capire quanto velocemente distributori e officine sapranno attrezzarsi, insieme, per gestire in modo professionale la trasformazione in corso.

Maggiori informazioni su expertpoint-consorziopda.it